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Fragolino: ingredienti del vino "illegale" dei nonni


Quali sono gli "ingredienti" del successo mediatico del vino fragolino? La storia del Fragolino è piuttosto datata, tanto che il vitigno da cui viene ricavato, l’uva Fragola, è conosciuto anche con il nome di uva Isabella: sembra, infatti, che il prezioso frutto sia stato donato da Colombo, di ritorno dalle Americhe, alla regina Isabella di Castiglia. Tralasciano le leggende, la coltivazione su larga scala dell’uva Fragola si può collocare agli inizi del 1800 e, trattandosi di una pianta resistente a molti parassiti, venne importata in Francia e poi in Italia per combattere l’Oidio, una malattia della vite. Il risvolto della medaglia – o se preferite la sfiga - volle che, diventando inconsapevole veicolo per la Fillossera, un minuscolo quanto funesto insetto americano, l'uva Fragola portasse in breve tempo alla distruzione di gran parte dei vitigni europei ed – ahinoi – anche di quelli italiani. Dal 1880, fino ai giorni nostri, per sconfiggere questo flagello è stata adottata la tecnica dell’innesto: la vite europea viene innestata su una radice americana (portainnesto), immune alla Fillossera. Attenzione Spoiler! Ai meno ferrati sul tema, un po’ come si deve fare ad una certa età sul tema Babbo Natale, a malincuore, dobbiamo dirvelo: quello che oggi trovate in commercio, con il nome di vino Fragolino, altro non è che una bevanda con ingredienti a base di zucchero, di vino (chissà quale!) ed aromi al gusto di fragola. Lo sappiamo, la vita a volte è cruenta! Antefatto: per impedire che i vitigni americani, più facili da coltivare, soppiantassero i nostri, e per la maggior concentrazione di metanolo, sostanza tossica per il nostro organismo, nel 1931 una legge italiana (n. 376 del 23 Marzo), poi estesa a livello europeo, vietò la vendita di tutte le viti dette lavrusche (selvatiche) o viti americane: tra le tante il Clinton (diffuso in Veneto, pronunciato Clintón), il Clinto (di qualità migliore rispetto al Clinton), il Noah (detto anche Uva Fragola bianca) ed il Bacò (originario della Francia). Pochi anni dopo, nel 1936 (legge n. 729 del 2 Aprile) venne esteso il divieto anche alla vite Isabella: la coltivazione venne ammessa solo per uso familiare, destinata cioè al consumo come uva da tavola o al massimo per la produzione di distillati.

Tavolo con bottiglia e calice vino fragolino e manette

Si tratta di una storia perlopiù nota ai veneti e friulani, ormai adulti, che nella tavola del papà o dei nonni potevano trovare il Fragolino originale, vino frizzante, corposo, dolce e dal colore rosso intenso, e presenziare a racconti metafisici - ma non tanto - nei quali nerboruti contadini ne facevano uso a colazione, nella più ricca delle ipotesi assieme a polenta e formaggio.

Per alcuni, quel sentore di fragola sarà evocativo: come sappiamo, la memoria olfattiva è in grado di mettere a fuoco anche i ricordi più sopiti, come fotografie in una camera oscura.

Anche se non sarà mai lo stesso di quando eravate anagraficamente giovani, vi informiamo che potete tutt’oggi reperirlo in Austria (nel Burgenland) con il nome Uhudler , in Svizzera nel Canton Ticino, negli Stati Uniti ed in Australia. Tralasciando il tema vinificazione, in Italia, segnaliamo l’ Azienda Agricola Madorbo Filippo (Cimadolmo - TV), piccola realtà a conduzione familiare conosciuta per la preservazione di alcune varietà di viti americane: Bacò, Clinton, Clinto, Clinto Bianco, Villard Blanc, Villard Noir e, per l’appunto, la nostra uva Fragola (Isabella).




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