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Cantina Fattoria Nicolucci (Predappio)

Un bicchiere di vino spesso è custode di una storia, a volte mai scritta. Questa affermazione, maturata alla fine di un viaggio di tre giorni in Romagna, alla scoperta dell'Albana e del Sangiovese romagnolo, trova un prezioso testimonial nella Famiglia Nicolucci, custode e proprietaria della cantina Fattoria Nicolucci, che lavora dal 1885 a Predappio.

Poco dopo aver parcheggiato le auto in un piccolo piazzale, pavimentato di lastre di pietra grigia , ai piedi di un imponente rocca, ci viene incontro Alessandro - proprietario ed anima di quella che è oggi la cantina - che si ricorda di un nostro precedente incontro al Vinitaly e, senza indugio, ci accompagna verso la prima tappa della visita. Visto l'orario (09:30), decidiamo da subito di scalare proprio i ripidi scalini della rocca di Predappio Alta, sentinella del territorio e testimone d’ epoche passate, per poterne ammirare la suggestiva vista panoramica, ed i circa 10 ettari di vigna distribuiti sul pendio scosceso della collina. La pendenza media è del 30% e, di conseguenza, all'interno della vigna riescono a transitare solo con trattori cingolati.


Scesi dalla rocca, ci addentriamo in quella che c’era sembrata una normale casa degli anni ‘60 e che, invece, cela una cantina interrata, da ben cento mila bottiglie l'anno. Mentre scendiamo le scale, quasi nel buio, gradino dopo gradino, veniamo catapultati in un altro mondo: come se quelle scale fossero un tunnel temporale, ci lasciamo alle spalle il 2022. Finalmente siamo nel cuore della cantina: pareti di roccia, botti di rovere e bottiglie antiche infilate in qualche nicchia; ben curato troviamo un suggestivo quadro e relativa cornice. Da qui, con gli occhi sgranati, come quelli di un bambino che riceve un nuovo giocattolo, inizia un viaggio sotto la sapiente guida dal nostro Virgilio, Alessandro, che ci racconta come nascono i suoi vini, con minuzia di particolari. Le botti in rovere della cantina sono talmente grandi che sarebbe impossibile rimuoverle, senza prima averle divise in pezzi, arrivano quasi al soffitto, che per altro è poco più alto di noi, e occupano gran parte dello spazio: le ultime, quelle acquistate lo scorso anno, infatti, sono state assemblate con gran cura e maestria da due anziani maestri bottai, proprio lì dove ci troviamo noi. Pensare a tutto ciò ci fa viaggiare con la mente e ci fa riflettere su quanto alcuni mestieri, nati secoli fa, dopotutto non sono mutati di molto nel corso degli anni e quanto siano ancora importanti.

Foto Amedeo Nicolucci
Amedeo Nicolucci

Alessandro ci racconta qualche, doveroso, aneddoto storico legato al nonno, Amedeo, sopravvissuto miracolosamente alla battaglia di Caporetto, fingendosi morto, tra i corpi inermi dei commilitoni, per evitare l’esecuzione, e di quella amicizia - da bambino - con Benito Mussolini: amicizia che gli risparmiò (essendo socialista) l’obbligo di doversi iscrivere al partito fascista.


Terminata la visita in cantina, risaliamo le scale e ci accomodiamo sul tavolo preparato per la degustazione, dei vini precedentemente scelti. Ricordiamo che nei circa 10 ettari di terreno sono coltivati i seguenti vitigni: Trebbiano, Sangiovese, Refosco e Cagnina.


Vini degustati:

1. Forlì IGP “BIANCO” – 2021 – 13% (Trebbiano romagnolo 100%)

2. Romagna DOC Superiore “TRE ROCCHE” – 2021 – 14% (Sangiovese 100%)

3. Romagna DOC Sup. Riserva “VIGNA DEL GENERALE” – 2019 – 14,5% (Sangiovese rom. 100%)

4. Romagna DOC Sup. Riserva “VIGNA DEL GENERALE” – 2021 – 14,5% (Sangiovese rom. 100%)

5. Romagna DOC Sup. Riserva “VIGNA DEL GENERALE SEL. CXXX ANN.”– '21 –14,5% (Sang. rom. 100%)

6. Romagna DOC Sup. Riserva “VIGNA DEL GENERALE SEL. CXXX ANN.”– '16 –14,5% (Sang. rom. 100%)

7. Forlì IGP “NERO DI PREDAPPIO” – 2021 – 14,5 % (Sangiovese 50%, Refosco 40%, Merlot 10%).


Alla degustazione viene lasciato il giusto tempo, senza fretta; la bottiglia d’apertura ci accoglie – come la cantina – con la sua morbida consistenza, frutto della vendemmia tardiva del Trebbiano romagnolo (detto anche Trebbiano della fiamma) ed una settimana di macerazione sulle bucce.

Si passa, quindi, al cospetto del primo Sangiovese di giornata: il Tre Rocche è un punto di riferimento, il cui affinamento in botti grandi di rovere lo rende Pop, in quanto rispettoso della sua naturale predisposizione al quotidiano convivio. Tagliata la capsula della terza bottiglia, mentre stavamo ancora analizzando il secondo vino, Alessandro prende una sedia e si avvicina. La nostra curiosità è tanta, e forse anche lui se ne rende conto. Dopo qualche secondo, infatti, come se qualcosa lo avesse spinto a farlo, inizia a raccontarci una storia, la sua storia di vignaiolo e della sua famiglia.


Già dalla visita alla rocca, ci aveva accennato i suoi studi d’ enologia al Cerletti di Conegliano. Nei primi anni del 2000, una volta finiti gli studi e dopo un anno di gavetta, in una piccola cantina del Friuli, Alessandro raggiunge il papà, Giuseppe, per affiancarlo in cantina. Inizia ad imparare le maestranze del fare vino e cresce come persona. I vini che escono sono belli potenti, quasi rudi, tanto che nella mente di Alessandro c'è la volontà di cambiare qualcosa cercando di creare dei prodotti più leggeri, più richiesti e che potessero incontrare le esigenze del mercato. Dopo diversi scontri, Alessando riesce, insieme ad un agronomo toscano, ad avere i suoi tre ettari di vigna da coltivare, e su cui sperimentare. A dicembre di quell'anno papà e figlio si sarebbero confrontati sui risultati ottenuti per capire quale strada intraprendere.

Dopo l'assaggio, Giuseppe sentenziò: "dall'anno prossimo il vino lo fai tu!".

Non mise più piede in cantina e da quel giorno Alessandro, a 28 anni, si trovò a capo di una cantina di cui sapeva ancora troppo poco.

foto Alessandro e Giuseppe Nicolucci
Giuseppe ed Alessandro Nicolucci

Gli anni passano, l'azienda inizia a decollare e i loro migliori Sangiovese vengono tenuti in considerazione dalla critica enogastronomica italiana. Una decina di anni fa Giuseppe Nicolucci viene a mancare e la transizione ereditaria della cantina si concretizza nelle mani di Alessandro. C'è però un problema: l'azienda presenta delle criticità finanziarie tanto che Alessandro non sa se accettare l'eredità. Dopo qualche giorno, un amico commercialista, gli consiglia che se avesse seguito i suoi suggerimenti nel giro di dieci anni si sarebbe ritrovato una cantina sana e con ottimi margini di redditività. Così è successo! Oggi Alessandro ha una cantina più che solida, stimata e può sentirsi – a pieno diritto – orgoglioso per aver intrapreso quella strada tortuosa che molti non avrebbero percorso.


Riprendiamo.

Volano altre due capsule. Siamo al cospetto di Vigna del Generale: Il nome della bottiglia è li a rievocare la storia di questa vigna, di proprietà di un generale al cui servizio c’era il nonno Amedeo; il generale gli promise che, se fossero tornati vivi dalla guerra, come avvenne, gli avrebbe ceduto il prezioso terreno. Sangiovese in purezza, realizzato grazie ad un’accurata raccolta sulle viti migliori ed affinato per due anni in botti grandi, come da filosofia aziendale. Si tratta, secondo noi, della miglior interpretazione del Sangiovese di Romagna: fruttato, equilibrato, complesso, nel quale i tannini – come un insegnamento - non sono mai prevaricanti, nonostante i 24 mesi di affinamento. Proseguiamo con le due annate, 2021 e 2016, di Vigna del Generale selezione CXXX: nettare di Sangiovese, non per tutte le tasche, frutto di un ulteriore - certosina - cernita dei migliori acini ed un affinamento di 40 mesi sulle botti.

Ci troviamo di fronte a due vini complessi e stratificati che seducono con il loro bouquet e struttura (30 gr/l estratto): la giovane annata 2021, in questa bottiglia, presenta una appena percettibile frizzantezza.

Last but not least, il Nero di Predappio: Alessandro ci tiene a precisare non ci sia alcun riferimento politico ma al suo colore intenso e scuro, conseguenza dell'utilizzo del Refosco, vitigno - come sappiamo - molto ricco in antociani.

In conclusione: ringraziamo Alessandro, un arrivederci a presto, e siamo sicuri che non vi perderete di prenotare, appena possibile, una visita alla cantina. Prosit!



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