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Cantina Fattoria Zerbina (Marzeno)

31 ottobre 2022: saliamo per la prima volta sulla DeLorean, di Doc e Marty, per un Ritorno al futuro in versione romagnola: all'arrivo qualcosa non funziona, la data è la stessa della partenza ma ci ritroviamo in un lembo di terra - chimerico - nel quale una cantina collabora, con vivaisti, per dare vita a più di 60 cloni di Sangiovese, ognuno studiato con caratteristiche specifiche (acini, bucce, etc), per adattarsi alle diverse morfologie di ciascun terreno e vigna. La prima cosa a stupirci, però, è che nel futuro per la qualità c'è posto: tutti i vitigni a bacca rossa, infatti, sono allevati ad alberello!


Un ringraziamento sentito ad Henry David Polacco, responsabile commerciale della cantina, per averci fatto sentire a casa: "chiamatemi pure Enrico", ci dice subito dopo il nostro "atterraggio". Appresa della nostra provenienza veneta, Enrico ci rende partecipi dei sui trascorsi universitari a Padova e lavorativi a Venezia, nel settore turistico.

foto di gruppo staff Pupitres presso cantina Fattoria Zerbina

La grande cantina, 40 ettari e circa 180.000 bottiglie l'anno, è nata nel 1966 ed attualmente è di proprietà della visionaria Cristina Geminiani, la quale si occupa sia della parte enologica che di quella agronomica. La cantina attualmente è in conversione al biologico, ed i principali vitigni coltivati sono i quelli autoctoni e tradizionali romagnoli più degli internazionali: trebbiano, albana, sangiovese, merlot, cabernet sauvignon e syrah. Con Enrico ci spostiamo, a piedi, nei vigneti vicini: ci spiega che i terreni si trovano, idealmente, sopra una cerniera che unisce la pianura alla collina romagnola, con componenti di calcare, varie tipologie d'argilla, marne e sabbia. In relazione alle varie sfaccettature di ciascun terreno, hanno voluto ricavare dei corrispettivi vigneti/cru, con età comprese tra 20 e 60 anni; la raccolta di conseguenza è sempre parcellare, per vinificare separatamente il singolo clone di ogni vitigno.

L'annata 2022 è stata una buona annata e con rese nella media, nonostante il clima siccitoso che ha messo gravemente a repentaglio la vita di buona parte dei vigneti.

Dulcis in fundo, ci accomodiamo in una calda ed intima sala degustazione, per una memorabile cavalcata:

  1. Romagna albana secco DOCG 'Bianco di Ceparano' - 2021 - 13,5% (100 % albana)

  2. Ravenna bianco DOC 'Tergeno' - 2021 - 12,5% (100 % albana)

  3. Romagna sangiovese sup. DOC 'Poggio vecchio' - 2021 - 13,5% (100% sangiovese)

  4. Romagna sangiovese sup. ris. DOC 'Torre di Ceparano' - 2017 - 14% (100% sangiovese)

  5. Romagna sangiovese sup. ris. DOC 'Pietramora' - 2017 - 14,5% (sangiovese)

  6. Romagna sangiovese Marzeno ris. DOC 'Monografia/2' part.131 - 2017 - 14,5% (100% sangiovese)

  7. Romagna sangiovese Marzeno DOC 'Marzieno' - 2017 - 14,5% (60-80% sangiovese, cab. sauvignon 10-20%, merlot e syrah 20-40%)

  8. Ravenna rosso IGP 'Antitesi' - 2021 - 14,5% (sangiovese 40% e merlot 60%)

  9. Ravenna bianco IGP 'Tergeno' - 2001 - 13% (albana)

  10. Romagna albana passito DOCG 'Scaccomatto' - 2018 - 12,5% (albana)

  11. Romagna albana passito DOCG 'Scaccomatto' - 2009 - 13% (albana)

  12. Romagna albana passito ris. DOCG 'AR' - 2009 - 8% (albana)

Un po' come recitava un vecchio spot: quando dici Fattoria Zerbina dici ... Scacco Matto.

Che dire: dalla fine degli anni '80, anni in cui Luigi Veronelli lo etichettava come il miglior passito d'Italia, anche in questo caso, ci sembra che il tempo non sia passato. Anzitutto: ricordando che questo nettare viene prodotto solo nelle annate top, siamo stati onorati di poterlo degustare in due di queste, la 2018 e la 2009.

Per questo albana, attaccato dalla "muffa nobile", la 2018 è un' annata che si può definire opulenta, con i suoi ben 210 gr/l di residui zuccherini, mentre nell’annata 2009, l’ampiezza inebriante del sorso, dolce e morbido, risulta ben bilanciata da una sorprendente freschezza e sapidità, che assicura un finale lungo ed armonioso.

Ebbene si ora lo possiamo confessare: il solco della curiosità verso la Romagna, ed i suoi vitigni, è stato tracciato dal nostro incontro, casuale, con questo gioiello dell’enologia italiana ed internazionale.

Per quanto riguarda i bianchi, troviamo notevoli sia il Bianco di Ceparano che il Tergeno, il primo con circa il 5% d'albana botritizzato, che siamo curiosi d'abbinare a piatti come i tortelli di zucca o dei formaggi freschi, ed il secondo con circa il 40% d' albana botritizzato, che azzarderemmo

con un risotto alla milanese. La vera sorpresa della giornata per noi è comunque il Tergeno 2001, bottiglia pervasa da - non previste - note ossidative che l'hanno resa, d'altro canto, travolgente e spiazzante, come sentire in anteprima Johnny B. Goode.


Per quanto concerne i rossi, in prospettiva d'invecchiamento, puntiamo sul Petramora (sangiovese con una piccolissima parte di ancellotta), con i suoi più che promettenti tannini, frutto del passaggio in tonneaux.

Grande sanGiovese!: rimaniamo, in seguito, tutti stregati dal Monografia/2, un esperimento consistente nella selezione del gruppo dei migliori filari (monografie) delle migliori sei particelle di sangiovese, dalle quali vengono prodotte circa 660 bottiglie per annata.

In conclusione: vi consigliamo una visita a questa cantina per la bellezza della location, per l'ospitalità, per i vini iconici e per la visionarietà dei proprietari. Chapeau!

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